Reale e virtuale si completano a vicenda

Reale e virtuale si completano a vicenda

Oggi ho letto uno spunto di discussione molto interessante, che ho più volte affrontato su diversi forum in passato: il rapporto tra sim racing e gare reali. Il sito nasportscar.com ha pubblicato proprio oggi un’interessante intervista al producer e content manager di Race Room Experience: Jean-Francois Chardon. L’oggetto di discussione è il panorama del sim racing e cosa si muove dietro le quinte. Qui il  link all’intervista in inglese.
Di seguito la traduzione di una delle domande principali.

-Il Sim Racing è in piena espansione, ma non solo per i giocatori. Team e piloti veri utilizzano i simulatori per lo sviluppo di parti aerodinamiche, percorsi di apprendimento, ecc. Perché secondo te questo cambiamento, il mondo delle corse reali che si rivolge ai simulatori?

-Beh, certo c’è l’efficienza dei costi per lo sviluppo delle vetture stesse, ma la sempre crescente quantità di piloti segue di pari passo la crescita dei rispettivi fan sui vari simulatori ampiamente disponibili, è prima di tutto una questione generazionale. Tutti questi piloti sono stati in contatto con il gioco durante la crescita. E’ un ottimo modo per mantenere la stagione agonistica in corso anche dopo che i motori reali sono stati spenti, di praticare la loro concentrazione e rimanere in contatto con i loro fan. I piloti li usano anche per imparare i circuiti prima delle gare vere e proprie, sia perché non hanno mai gareggiato lì o perché hanno solo bisogno di fare pochi giri come allenamento. Ad esempio, Bruno Spengler, un pilota DTM per la BMW, usa il simulatore come strumento per mantenere la concentrazione in gara, mentre Robb Holland lo usa per fare pratica e più giri possibili su una pista.

Tonyk182