C’era una volta nell’edicola sotto casa “costruisci da solo il tuo aereo da guerra/ la tua auto da corsa/ il tuo sottomarino nucleare/ ecc.”! Ecco, questo articolo è a metà strada fra questo e una puntata di “com’è fatto”.

Molti mesi fa pubblicai un articolo nel quale spiegavo come avevo combinato il mio volante. Oggi invece pubblico qualcosa di completamente diverso, un puro esercizio fai da te per smanettoni.  Si tratta del mio primo (in realtà è il secondo, ma ci arriveremo a tempo debito) volante autocostruito completamente da zero, da montare sul mio vetusto G25. Mi scuso in anticipo se alcune foto sono di scarsa qualità, mai avrei pensato che un giorno le avrei messe sul web. Girovagando tra vecchi backup semplicemente le ho ritrovate, ed eccole qui.

Siamo nell’ormai lontano 2011, e correndo principalmente in F1, sento la necessità di aumentare sensibilmente il numero di pulsanti presenti sul mio volante, visto che sta per essere introdotto il DRS, il KERS, e tante altre piccole cose che sarebbe utile gestire in gara. Le soluzioni in commercio non sono particolarmente soddisfacenti per me, o lo sono ma costano uno sproposito. Navigando sul web noto che molte aziende si prodigano nella costruzione di volanti per fasce basse di prezzo, ma solo sulla carta perchè a conti fatti i prezzi sono sempre altissimi. Così, prendo la palla al balzo  e con non poca sbruffonaggine penso “Mo vi faccio vedere io come si costruisce da zero un volante con 2 soldi! E già che ci sono me lo faccio come dico io!”.  Chiaramente  l’impresa equivaleva a fare il passo più lungo della gamba, e me ne sono accorto appena iniziati i lavori. Prima di tutto ho progettato su carta come volevo che fosse, poi ho pensato ai materiali. Inizialmente pensavo ad una struttura interamente in alluminio, sulla falsa riga dei volanti costruiti da Greywolf. Ordinai un bel po di lastre di alluminio su ebay e iniziai a tagliare. All’epoca non avevo un seghetto alternativo degno di questo nome, e il taglio lo feci tutto a mano libera con un dremel, che per quanto fosse potente allungava di parecchio i tempi. Tagliare tutti i pezzi sarebbe costato parecchio tempo e un numero indefinito di lame, che si consumavano o si spezzavano a ritmi davvero elevati. Con un seghetto alternativo il lavoro sarebbe stato molto più rapido, e se andava bene una lama sarebbe bastata e avanzata alla grande. Abbandonata l’idea di usare solo l’alluminio, optai per una struttura mista: parte frontale e maniglie in alluminio, il resto in vetroresina.  Il vantaggio era evidente dal punto di vista pratico, per tagliare solo la parte frontale e le maniglie ci sono voluti solo un mezzo pomeriggio e 4 o 5 lame. Solo che abbondai con la vetroresina, col risultato di avere un blocco unico privo dello spazio necessario all’interno per ospitare i cablaggi elettrici. Ricominciai da capo, ed ora quello sgorbio informe è su una mensola del mio garage a prendere polvere, ad eterna memoria del mio primo fallimento.

Il secondo ed ultimo tentativo, memore del disastro del precedente, era pianificato in modo molto più meticoloso. Ho preso misure più precise, decidendo di fare un primo modello in legno, da usare come stampo e riferimento per tutto il resto. Ne è uscito fuori questo.

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Su questa base ho avuto subito un’idea delle dimensioni e in generale anche di come andare a disporre i vari pulsanti. Una volta presi tutti i riferimenti, ho segato via le maniglie e lavorando a lungo con la carta vetrata ho ricavato un negativo per lo stampo.

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Questa è la forma della parte posteriore del volante, sulla quale avrei steso la vetroresina. Mi sono subito reso conto che il legno era poco spesso e se non avessi aumentato lo spessore, avrei di nuovo avuto problemi di spazio all’interno per i cablaggi. Ho deciso così di alzare di mezzo centimetro tutto lo stampo con comunissimi listelli inchiodati ai bordi.

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Un’ultima carteggiata per rifinire l’intera superficie, una spennellata di cera liquida per mobili per far si che lo stampo si staccasse una volta indurita la resina, e ho iniziato a sovrapporre i primi strati, in totale 5. La foto seguente è stata fatta dopo il secondo strato.

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Una volta indurito il tutto, ho staccato stampo e resina, e rifinito per bene i bordi.

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Appena staccata la resina, il lavoro mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di conservare lo stampo per successivi riutilizzi (anche se ad oggi ancora non ce ne sono stati). Invogliato dal risultato ho proceduto al taglio dell’alluminio per la parte frontale e le maniglie. Stampando le dimensioni della piastra a grandezza naturale mi sono subito messo all’opera.

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Tante lame spezzate dopo, il risultato era questo.

Il passo successivo era quello di praticare i fori per i pulsanti e quelli di ancoraggio al coperchio posteriore in vetroresina. Una volta bucherellato bene il tutto ho iniziato a dare una mano di fondo alla vetroresina e al volante stesso. Con la speranza di aver azzeccato tutte le misure, ho montato a secco per la prima volta tutti i pezzi.

Per fortuna i fori coincidevano tutti alla perfezione. Il passo successivo era quello di dare una mano di colore a tutto.

C’era da dedicarsi ora alle maniglie. Qui ho messo in pratica una tecnica che, per quanto semplice e comoda da realizzare, non ho mai visto usare da nessuno su praticamente nessun volante costruito da zero. Tutti si imbarcavano in soluzioni paurose come la gomma modellabile, o semplicemente l’alluminio rivestito d’alcantara. Ho pensato di ricoprire le maniglie con strati di sughero e rivestirli poi in alcantara, in modo da avere un’impugnatura morbida ma non troppo. Con diversi fogli di sughero a disposizione ho replicato la sagoma delle maniglie tante volte, e sovrapporle fino a raggiungere uno spessore adatto. Successivamente le ho incollate a sandwich ponendo al centro l’alluminio, e smussando il tutto  ho ottenuto un effetto che sinceramente non credevo possibile.

Quanto al rivestimento, mi sono improvvisato sarto, e ho iniziato a ritagliare pezzi di alcantara, imparando con la scusa il punto croce. Essendo la prima volta che facevo qualcosa del genere, il risultato non era per nulla male. Certo c’era qualche sbavatura di troppo , ma come ho detto prima, non sono un sarto.

A questo punto tutto era completo, non restava che assemblare definitivamente il tutto e procedere ai cablaggi interni. Di questa fase non ho purtroppo molte foto,  ma nell’articolo linkato all’inizio ci sono molti dettagli in più. Il principio è praticamente identico.

E questo è il risultato finito.

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Tante piccole sbavature, ma un risultato molto superiore alle mie aspettative.

Ora, questo lavoro a conti fatti mi è costato parecchio in materiale, perchè ogni singolo pezzo di per se costa poco, ma sommandoli tutti insieme arriviamo a superare le 300€. Eppure parliamo di un pezzo di alluminio, sughero e vetroresina! Dopo questo lavoro, ero talmente soddisfatto che lo usai pochissimo, e mi buttai su un’altra mod che era poi effettivamente ciò che cercavo sin dall’inizio. La vera sfida in fondo man mano che procedevo non era più quella di creare un volante da usare a lungo, diventò bensì quella di misurarmi con me stesso e vedere cosa fossi in grado di fare realmente.

Ora questo volante è in bella mostra su una mensola, non in garage come il modello precedente, ma nella mia stanza, ad eterna memoria del fatto che si, c’ho speso comunque un botto (e quindi sotto questo aspetto missione fallita), ma ci sono riuscito, ho creato un volante a mano, da solo.