Tag: modding

Piccoli e brevi aggiornamenti sparsi

Pochi sanno che di recente ho acquistato il CSL Elite della Fanatec, abbinato al ClubSport Formula. Dopo 10 anni di Logitech sinceramente sentivo il bisogno di pretendere molto di più da una periferica di guida. Avrei preso la CSW v2 molto volentieri, ma visto che Fanatec ha alzato in modo mostruoso i prezzi nell’ultimo anno, mi sono dovuto accontentare. Era anche in lizza il nuovo Trustmaster TS-PC, ma per un bel po di anni non voglio avere tra le mani qualcosa che inevitabilmente so già mi metterò a modificare. Perchè sono pazzo e mi conosco fin troppo bene, quella corona sembra urlare “modificamiii!”. In ogni caso posso dire, denaro ottimamente speso, perchè la base mi piace davvero parecchio (e prossimamente ne parlerò in modo dettagliato), in più il volante è già perfetto così com’è. Non sento quindi la sviscerata necessità di modificarlo per apportare migliorie, cosa che invece facevo di default con i Logitech. Ho solo in fase di studio e progettazione una piccola mod stand alone a basso costo, che prescinde il volante e che volevo creare da un bel po di tempo, ma anche qui ne parlerò quando avrò qualcosa di concreto tra le mani.

Poi stavo pensando di far migrare il blog altrove, perchè il dominio su wordpress per quanto comodo sia, non mi da la possibilità di controllare tutto. La situazione attuale poteva andar bene fino a qualche tempo fa, ma ora inizia a stare un po stretta, per cui sto valutando percorsi alternativi. Non ho neanche idea di quanto questo possa influire sulle visite, ma poco importa, fin quando ci sono i soliti fedelissimi non mi preoccupo.

Pare che per il momento non ci sia altro.


Il mio primo volante autocostruito

C’era una volta nell’edicola sotto casa “costruisci da solo il tuo aereo da guerra/ la tua auto da corsa/ il tuo sottomarino nucleare/ ecc.”! Ecco, questo articolo è a metà strada fra questo e una puntata di “com’è fatto”.

Molti mesi fa pubblicai un articolo nel quale spiegavo come avevo combinato il mio volante. Oggi invece pubblico qualcosa di completamente diverso, un puro esercizio fai da te per smanettoni.  Si tratta del mio primo (in realtà è il secondo, ma ci arriveremo a tempo debito) volante autocostruito completamente da zero, da montare sul mio vetusto G25. Mi scuso in anticipo se alcune foto sono di scarsa qualità, mai avrei pensato che un giorno le avrei messe sul web. Girovagando tra vecchi backup semplicemente le ho ritrovate, ed eccole qui.

Siamo nell’ormai lontano 2011, e correndo principalmente in F1, sento la necessità di aumentare sensibilmente il numero di pulsanti presenti sul mio volante, visto che sta per essere introdotto il DRS, il KERS, e tante altre piccole cose che sarebbe utile gestire in gara. Le soluzioni in commercio non sono particolarmente soddisfacenti per me, o lo sono ma costano uno sproposito. Navigando sul web noto che molte aziende si prodigano nella costruzione di volanti per fasce basse di prezzo, ma solo sulla carta perchè a conti fatti i prezzi sono sempre altissimi. Così, prendo la palla al balzo  e con non poca sbruffonaggine penso “Mo vi faccio vedere io come si costruisce da zero un volante con 2 soldi! E già che ci sono me lo faccio come dico io!”.  Chiaramente  l’impresa equivaleva a fare il passo più lungo della gamba, e me ne sono accorto appena iniziati i lavori. Prima di tutto ho progettato su carta come volevo che fosse, poi ho pensato ai materiali. Inizialmente pensavo ad una struttura interamente in alluminio, sulla falsa riga dei volanti costruiti da Greywolf. Ordinai un bel po di lastre di alluminio su ebay e iniziai a tagliare. All’epoca non avevo un seghetto alternativo degno di questo nome, e il taglio lo feci tutto a mano libera con un dremel, che per quanto fosse potente allungava di parecchio i tempi. Tagliare tutti i pezzi sarebbe costato parecchio tempo e un numero indefinito di lame, che si consumavano o si spezzavano a ritmi davvero elevati. Con un seghetto alternativo il lavoro sarebbe stato molto più rapido, e se andava bene una lama sarebbe bastata e avanzata alla grande. Abbandonata l’idea di usare solo l’alluminio, optai per una struttura mista: parte frontale e maniglie in alluminio, il resto in vetroresina.  Il vantaggio era evidente dal punto di vista pratico, per tagliare solo la parte frontale e le maniglie ci sono voluti solo un mezzo pomeriggio e 4 o 5 lame. Solo che abbondai con la vetroresina, col risultato di avere un blocco unico privo dello spazio necessario all’interno per ospitare i cablaggi elettrici. Ricominciai da capo, ed ora quello sgorbio informe è su una mensola del mio garage a prendere polvere, ad eterna memoria del mio primo fallimento.

Il secondo ed ultimo tentativo, memore del disastro del precedente, era pianificato in modo molto più meticoloso. Ho preso misure più precise, decidendo di fare un primo modello in legno, da usare come stampo e riferimento per tutto il resto. Ne è uscito fuori questo.

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Su questa base ho avuto subito un’idea delle dimensioni e in generale anche di come andare a disporre i vari pulsanti. Una volta presi tutti i riferimenti, ho segato via le maniglie e lavorando a lungo con la carta vetrata ho ricavato un negativo per lo stampo.

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Questa è la forma della parte posteriore del volante, sulla quale avrei steso la vetroresina. Mi sono subito reso conto che il legno era poco spesso e se non avessi aumentato lo spessore, avrei di nuovo avuto problemi di spazio all’interno per i cablaggi. Ho deciso così di alzare di mezzo centimetro tutto lo stampo con comunissimi listelli inchiodati ai bordi.

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Un’ultima carteggiata per rifinire l’intera superficie, una spennellata di cera liquida per mobili per far si che lo stampo si staccasse una volta indurita la resina, e ho iniziato a sovrapporre i primi strati, in totale 5. La foto seguente è stata fatta dopo il secondo strato.

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Una volta indurito il tutto, ho staccato stampo e resina, e rifinito per bene i bordi.

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Appena staccata la resina, il lavoro mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di conservare lo stampo per successivi riutilizzi (anche se ad oggi ancora non ce ne sono stati). Invogliato dal risultato ho proceduto al taglio dell’alluminio per la parte frontale e le maniglie. Stampando le dimensioni della piastra a grandezza naturale mi sono subito messo all’opera.

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Tante lame spezzate dopo, il risultato era questo.

Il passo successivo era quello di praticare i fori per i pulsanti e quelli di ancoraggio al coperchio posteriore in vetroresina. Una volta bucherellato bene il tutto ho iniziato a dare una mano di fondo alla vetroresina e al volante stesso. Con la speranza di aver azzeccato tutte le misure, ho montato a secco per la prima volta tutti i pezzi.

Per fortuna i fori coincidevano tutti alla perfezione. Il passo successivo era quello di dare una mano di colore a tutto.

C’era da dedicarsi ora alle maniglie. Qui ho messo in pratica una tecnica che, per quanto semplice e comoda da realizzare, non ho mai visto usare da nessuno su praticamente nessun volante costruito da zero. Tutti si imbarcavano in soluzioni paurose come la gomma modellabile, o semplicemente l’alluminio rivestito d’alcantara. Ho pensato di ricoprire le maniglie con strati di sughero e rivestirli poi in alcantara, in modo da avere un’impugnatura morbida ma non troppo. Con diversi fogli di sughero a disposizione ho replicato la sagoma delle maniglie tante volte, e sovrapporle fino a raggiungere uno spessore adatto. Successivamente le ho incollate a sandwich ponendo al centro l’alluminio, e smussando il tutto  ho ottenuto un effetto che sinceramente non credevo possibile.

Quanto al rivestimento, mi sono improvvisato sarto, e ho iniziato a ritagliare pezzi di alcantara, imparando con la scusa il punto croce. Essendo la prima volta che facevo qualcosa del genere, il risultato non era per nulla male. Certo c’era qualche sbavatura di troppo , ma come ho detto prima, non sono un sarto.

A questo punto tutto era completo, non restava che assemblare definitivamente il tutto e procedere ai cablaggi interni. Di questa fase non ho purtroppo molte foto,  ma nell’articolo linkato all’inizio ci sono molti dettagli in più. Il principio è praticamente identico.

E questo è il risultato finito.

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Tante piccole sbavature, ma un risultato molto superiore alle mie aspettative.

Ora, questo lavoro a conti fatti mi è costato parecchio in materiale, perchè ogni singolo pezzo di per se costa poco, ma sommandoli tutti insieme arriviamo a superare le 300€. Eppure parliamo di un pezzo di alluminio, sughero e vetroresina! Dopo questo lavoro, ero talmente soddisfatto che lo usai pochissimo, e mi buttai su un’altra mod che era poi effettivamente ciò che cercavo sin dall’inizio. La vera sfida in fondo man mano che procedevo non era più quella di creare un volante da usare a lungo, diventò bensì quella di misurarmi con me stesso e vedere cosa fossi in grado di fare realmente.

Ora questo volante è in bella mostra su una mensola, non in garage come il modello precedente, ma nella mia stanza, ad eterna memoria del fatto che si, c’ho speso comunque un botto (e quindi sotto questo aspetto missione fallita), ma ci sono riuscito, ho creato un volante a mano, da solo.


Il vero problema di rFactor 2

Dalla sua uscita datata 11 gennaio 2012, rFactor 2 ha di sicuro fatto discutere intere community, nel bene o nel male. Chi ha gridato al miracolo, trovandosi finalmente un simulatore improntato sulla fisica delle gomme, chi invece lo ha criticato aspramente con la tipica frase “anni di progettazione da parte di ISI e il risultato è solo questo?”. Ovvio, tanti anni di sviluppo avranno sicuramente giovato al netcode, ma di contro la grafica non poteva reggere il passo dei tempi, a meno di ricominciare da capo l’intero progetto ogni volta che saltava fuori qualche evoluzione grafica. Il classico cane che si morde la coda, tanto si è scritto e letto a riguardo, ma ho trovato interessante un commento su un sito. A dire la verità non lo trovo interessante solo io, ma il sito stesso sul quale è stato scritto, al punto da promuovere questo commento al rango di vera e propria news. Il sito in questione è pretendracecars.net, il commento è anonimo e non firmato, ma ha suscitato interessi e approvazioni anche da parte del sottoscritto, perchè ha centrato perfettamente l’universo di rFactor2 e il nocciolo del problema. Ora, normalmente linkerei tutto e lascierei l’onere della lettura a chi ha pazienza di farlo, ma questo è un intervento talmente bello e sensato che mi son preso la briga di tradurlo e trascriverlo qui sotto. Perdonatemi se talvolta la traduzione non è particolarmente fantastica, ma visto l’orario non ho avuto molto tempo per rivederla bene.  A voi.

Se si naviga tra le community di sim racing per un po, si inizierà a vedere un interessante tendenza, molti sim driver ritengono che il problema più grande con rFactor 2 sia la grafica datata.

Personalmente, non credo che questo sia un problema.

Storicamente, i sim drivers hardcore di ieri non erano facilmente impressionabili da una grafica luccicante; al contrario apprezzavano una fisica di alta precisione sopra ogni altra cosa. Il successo di "live for Speed" ​​più di un decennio fa dimostra questa mia osservazione. I piloti virtuali danno validità nella grezza autenticità della fisica, in modo da poter ignorare temporaneamente l'aspetto cartoonesco e automobili a forma di cubo, preferendo di concentrarsi invece sull'aspetto di guida puro e semplice, che era fenomenale.

Il problema più grande con rFactor 2, e il motivo per il quale il gioco semplicemente non ha preso piede come il suo predecessore, è che notoriamente è difficile creare mod. Senza buone mods e vedendo un rilascio pubblico su base mensile, i giocatori sono limitati a poche scelte quando arriva il momento di trovare qualcosa da guidare all'interno del simulatore. Ora andiamo indietro ai giorni di rFactor originale, il motore ISI era veramente l'unica cosa a disposizione quando si trattava di avere una sorta di piattaforma aperta al modding. Quindi ISI, che non ha fatto molti sforzi nel rivelare come costruire le automobili per il loro simulatore, è stata superata dagli sforzi collettivi delle community. Sono state scritte lunghe discussioni, sono stati creati strumenti gratuiti, ed è diventato facile per qualsiasi modder mediamente bravo iniziare costruire qualcosa di speciale.

Il team ISI non ha imparato nulla dalle azioni della Community, e non ha compreso quello che stava accadendo a tutti. Questo è in parte colpa di ISI, e in parte colpa della community.

ISI ha fatto l'errore di non riuscire a capire che la maggior parte delle persone non hanno il tempo o la voglia di sedersi e decodificare il loro nuovo gioco, quando titoli in diretta competizione come "Assetto Corsa" rendono l'aspetto modding estremamente facile per impostazione predefinita. Essi sembrano avere l'impressione che la maggior parte delle persone non lo fanno perchè occorre tempo per modellare e configurare una macchina. Questo è un punto dimostrato dalla recente intervista di Tim Wheatley, il quale afferma di aspettarsi mods a pagamento per aiutare rFactor 2 a crescere nel futuro. Tim crede fermamente, almeno a mio parere, che se qualcuno è guidato dal denaro invece di sprecare il suo tempo libero, avrebbe effettivamente uno stimolo a moddare. E' vero che rFactor 2 è probabilmente la piattaforma più completa, e probabilmente il simulatore con il più complesso modello di fisica da un punto di vista strettamente personale, ma diciamo le cose come stanno. La maggior parte delle mods sono create dalla volontà del modder di mettere una macchina particolare dentro un gioco. Se riesce a raggiungere questo scopo in modo molto più veloce di altri giochi, ignorerà la fisica creandone una meno realistica solo per concretizzare la sua volontà, come si è visto anche in passato ai vecchi tempi di rFactor.

Ma la community è anche in parte da biasimare, perché, come ho detto all'inizio, sembra solo piangere sui miglioramenti Direct X e la mancanza di contenuti. La community mostra tutti i giorni, su diversi forum e in risposta ad articoli correlati rFactor, che la sua principale preoccupazione riguarda elementi non legati allo sviluppo di una piattaforma di modding. E Tim sembra essere turbato anche di questo, poichè ho rilevato un certo risentimento nella sua intervista, quando ha detto che ISI semplicemente ha creato ciò che la community ha chiesto. Bene, anzi, di sicuro hanno costruito un gioco che la community ha voluto, ma basato sul fatto che la gente sapeva già come creare mods a tutto tondo per rFactor originale, completo di tutti i tipi di strumenti di modding provenienti da terze parti.

Quando rFactor 2 è stato lanciato, una parte della community dedicata al modding subito ha sottolineato che era difficile creare nuovi contenuti, e che l'avvento di strumenti appositi sarebbe cosa gradita. Per essere onesti, ISI ha fatto un piccolo sforzo per aiutarli, ma non abbastanza. E questo gruppo dedicato fu presto sepolto sotto tutto il ​​marketing virale e della folla di utenti che confrontava i livelli di shader model in inutili video su YouTube.

Se ISI vuole mods di qualità che saltino fuori a destra e a sinistra per rFactor 2, ha bisogno di fare ciò che la community è stata costretta a fare una decina di anni fa, e di creare strumenti per aiutare le persone a iniziare.
E un'ultima cosa, abbandonare lo stupido modello di sottoscrizione. Per favore e grazie.

Ora, mi trovo in pieno accordo con quanto detto da questo intervento, e condivido il succo del discorso fatto da pretendracecars.net. In parole povere, rFactor ha vissuto una fase, anni fa, in cui c’era davvero una marea di utenti che si son fatti il mazzo a creare strumenti, plugin e programmi appositi al modding. L’idea di dover ricominciare tutto da capo per rFactor2 non è per nulla entusiasmante, soprattutto se si considera che per altri simulatori questo lavoro è praticamente già impacchettato e pronto all’uso. C’è poco da lamentarsi quindi se le mod e i plugin sono pochi. Il discorso cambierebbe bruscamente se ISI intervenisse a tal proposito.

Poi, considerazione personale relativa ai plugin, nonostante rFactor2 abbia ormai 4 anni, occorre tempo per vedere qualche novità interessante. Non dimentichiamoci che su rFactor ci son voluti 6 anni pieni prima di vedere plugin che implementassero il meteo variabile e la gommatura della pista.
Insomma, se ISI tendesse un po di più la mano ai modders io sono convinto che vedremmo parecchie cose belle.


Un occhio dentro il mio volante

Questo non è un tutorial, non ci saranno dati tecnici o numeri, ma può offrire abbastanza spunti per diventarlo in futuro. Per ora è un semplice pseudo-raccontino illustrato.

La mod più visibile sul mio volante è il volante stesso. Esso è un Momo 27C, al quale è collegata una piastra in carbonio, contenente uno SLIPro e relativi pulsanti. La piastra è chiusa sul retro da un enclosure in plastica, e il tutto è collegato al piantone tramite un mozzo in alluminio anodizzato contenente i meccanismi di cambio e frizione.

Visti i recenti uprgrade in arrivo sulla mia postazione, ho deciso di fare uno sforzo economico extra, quantificato in 7 euro, per acquistare cavetti nuovi per lo SLIPro. Lo scopo è quello di mettere ordine dentro il volante in modo di evitare doppie e triple saldature. A conti fatti ho progettato da zero il nuovo cablaggio. Ho provveduto quindi a smontare tutto, senza preoccuparmi troppo dei cavi strappati, tanto andranno buttati via. Ho approfittato per progettare il nuovo sistema di bloccaggio dell’enclosure dello SLIPro alla piastra in carbonio, e siccome non ho intenzione di mettere mano alla piastra in carbonio, col rischio di distruggerla, ho preferito lavorare sul coperchio posteriore dell’enclosure, ricavandone un’apertura larga abbastanza per far uscire i cablaggi. In parole povere ho adottato la tecnica sandwitch per fissare l’enclosure al carbonio, con un risultato solido e pulito.

Lo scopo di aggiungere l’enclosure è ben preciso e non è solo estetico. Di fatti serve a recuperare spazio subito dietro la piastra in carbonio per due encoder laterali. Se non adottassi questa soluzione, sarebbe impossibile aggiungerli, in quanto lo spazio che andrebbero a coprire sarebbe occupato dallo SLIPro stesso.

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Questo è lo SLIPro dentro il suo enclosure

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Questa è l’apertura ricavata nel coperchio dell’enclosure (tralasciamo la poca pulizia nel taglio :P)

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Ecco la visuale dal retro, dove si può notare lo spazio ricavato per il passaggio dei cablaggi

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E questa è la visuale frontale, si intravedono i fori per i led sulla piastra in carbonio, verranno coperti dalle etichette delle manopole laterali

Come si può notare dall’ultima immagine, la fase 2 consiste in una ripulita generale della piastra in carbonio, la quale conserva residui di colla delle vecchie etichette, anch’esse rifatte da capo. Per ripulirla,essendo carbonio, ho rimosso la colla con bagni d’acqua calda e tanto olio di gomito. Ho continuato con uno strato di un polish abbastanza aggressivo. Una volta rimosso il polish, ho lavato nuovamente la piastra e ho rifinito tutta la lucidatura con un ultimo strato di polish delicato, giusto per rimuovere quei piccoli micro graffi che si vedono solo contro luce. Il risultato finale è un carbonio lucidato praticamente a specchio.

Andiamo alla fase successiva. Armato di carta e penna, con lo schema dei connettori dello SLIPro a video, ho buttato giù uno schizzo che mi sarà utile quando arriverà il momento di procedere alla saldatura dei cavi sui pulsanti.20160225_011825.jpg

Visto che ogni cavo può avere funzioni differenti, per esperienza personale, ho preferito cablare prima a penna. In passato quando non lo facevo mi ritrovavo sempre con gli ultimi tasti da collegare e nessun cavo più disponibile. Pianificando per bene addirittura mi avanzano due cavi dal connettore 2.

Fatto ciò, il passaggio successivo e montare a secco tutti i pulsanti sulla piastra per assicurarmi che gli spazi siano tutti ben sfruttati.

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Come facilmente visibile, ho provveduto anche a rifare le grafiche del volante, stamparle e attaccarle sia alla piastra che alle manopole laterali. Ovviamente non tutte, le altre verranno attaccate a cablaggio ultimato, per evitare spiacevoli sorprese che, benché sulla carta non dovrebbero essercene affatto, potrebbero benissimo saltar fuori.

Lo step successivo riguarda il cablaggio,  fase delicata e piena di rogne se tutto non viene preventivamente programmato su carta, e anche così per maggiore sicurezza ogni pulsante collegato necessita di essere provarlo per evitare di smontare tutto dopo.  Per i pulsanti collegati sulla piastra basta il cablaggio dello SLIPro, ma visto che il cambio, la frizione e gli encoders sono sul pannello posteriore,  non mi va di fare saldature permanenti, questo mi metterebbe in grosse difficoltà nel caso di future manutenzioni. Così ho optato per collegare tutto il cablaggio posteriore all’anteriore tramite connettori. Quelli DUPONT usati di solito per Arduino sono perfetti allo scopo.20160309_122855.jpg

In questo modo se dovessi in futuro smontare la piastra anteriore, essa non resterebbe appesa ai fili del cablaggio posteriore col rischio di strappare i fili, ma mi basterebbe scollegare e ricollegare a lavoro finito.

Dopo queste ultime pianificazioni, si passa ai fatti. Armato di saldatore a stagno e guaina termo restringente  ho iniziato a cablare la parte anteriore. Per quanto si cerca di essere puliti, un po di disordine alla fine salta sempre fuori, ma fortunatamente neanche molto.

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In aiuto giunge la guaina termo restringente, che ho usato non solo per isolare e bloccare i cavi su ogni pulsante, ma anche per creare delle guide dove incanalare i fili, per evitare che restino pizzicati da qualche parte quando a lavoro ultimato avviterò la piastra anteriore a quella posteriore.

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Come si può notare dalla foto,  la guaina è un doveroso sostituto al nastro isolante, è più robusta, non si scolla mai, e una volta rimossa non lascia appiccicaticcio in giro. I due pulsanti che si vedono a sinistra hanno la guaina applicata ma ancora non ristretta, una volta riscaldati (col saldatore stesso o con un accendino) saranno come quelli di destra,  con la guaina perfettamente aderente.

Il cablaggio della parte posteriore è praticamente identico, con la differenza che i cavi sono collegati ad una morsettiera fatta con i connettori Dupont. Quest’ultima come ho già detto sarà utilissima per scollegare il fronte dal retro. Per sopperire alle inevitabili vibrazioni causate dal Force Feedback, ho preferito bloccare i connettori con un goccio di colla a caldo.20160310_022424.jpg

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Ultimato il cablaggio e unite alla morsettiera sia la parte anteriore che quella posteriore, è inevitabile testare tutto il cablaggio nella sua interezza.  Una volta appurato il funzionamento di ogni singolo cavo, è arrivato il momento di chiudere il volante con delicatezza, e verificare che nessun cavo resti pizzicato.

A lavoro ultimato sul volante, ho pensato che potrei collegare tramite morsettiera anche il cavo usb che passa all’interno del piantone. Purtroppo i volanti di casa Logitech hanno un foro minuscolo nel piantone, ci passa giusto un cavo usb e per infilarlo è necessario spelarlo.  Quindi i connettori Dupont diventano ottimi anche per unire il cavo all’elettronica dello SLIPro, e non causerò danni se in futuro dovessi o volessi sostituirlo.

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Il lavoro è praticamente finito, non mi resta quindi che collegare il volante al piantone e collegarlo.

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Tutto finito, manca solo il battesimo della pista. 🙂

 

 


Riflessioni di un sim driver sul mondo del modding

maxresdefault (1)Una rapida disamina al recente mercato delle periferiche di guida di fascia media inevitabilmente innesca una serie di riflessioni relative alla possibilità di modificare un volante appena acquistato. Mi spiego meglio. Nel corso dell’ultima decade, frequentando il mondo del sim racing e i relativi forum, inevitabilmente più di una volta sarà capitato di imbattersi nel classico topic “mostriamo le nostre postazioni di guida” oppure “i nostri volanti”ecc. In queste discussioni si trova di tutto. Il semplice volante attaccato alla scrivania e la sedia usata per le gare sottratta alla propria cucina o al proprio giardino perchè quella della scrivania ha le rotelle e si muove troppo in gara, questa era la soluzione più ergonomica in voga agli albori. Col passare degli anni topic di questo tipo non sono mai spariti, al contrario, hanno subito una sostanziale evoluzione nei contenuti. Inizialmente le soluzioni adottate per migliorare la propria esperienza di guida erano molto “fai da te”, opere artigianalmente geniali. Col tempo il crescente numero di sim driver e il proliferare dei simulatori ha creato un vero e proprio mercato delle modifiche, con aziende che vivono esclusivamente di questo.

Tutto ciò è avvenuto in modo del tutto naturale e spontaneo, il marketing e il business c’entravano davvero poco in questa genesi, alla base c’era (e c’è tutt’ora) la necessità di personalizzare l’attrezzatura a propria disposizione secondo gli stili e le necessità che, come si sa, sono diverse da persona a persona. Dieci anni fa nessuna azienda si sarebbe mai sognata di buttarsi nella produzione di soluzioni personalizzate destinate a pochi clienti, non sarebbe stato per nulla produttivo. La soluzione ancora una volta è stata fornita dagli utenti stessi, i quali iniziavano a creare soluzioni regolabili per diverse esigenze. Questo è stato il vero boom, la svolta che fece proliferare le aziende più famose del settore. Niente più martello e saldatore quindi, la soluzione si acquista, e ci si preoccupa solo di scegliere quella che consente di avere regolazioni adatte alle proprie esigenze. Poco importa che i costi siano improponibili, non bisogna più arrovellarsi il cervello trovando soluzioni non riproducibili nel proprio garage di casa, la soluzione è a portata di clik.

Ma tutte queste soluzioni sono solo un contorno al volante, parliamo di sedili, postazioni, cruscotti personalizzati. Ma il volante? Chi ha avuto l’ardire di smontare i primi volanti mettendo in rete le proprie soluzioni ha fatto da apripista anche a questo settore, mostrando al mondo che persino il simulacro di ogni sim driver può essere smontato pezzo per pezzo e modificato. Le aziende produttrici di modifiche hanno risposto di conseguenza, buttandosi nel mercato come era prevedibile. Invece le aziende che producevano i volanti hanno solo sfiorato la chiamata, limitandosi a produrre i loro prodotti privi di “blindature” che potessero ostacolare le tanto amate modifiche, definibili osando l’analogia come “open source”.

Andiamo però al succo del discorso odierno. Per fare chiarezza, un volante di fascia media orientativamente va dai 200€ ai 500€, mentre un volante di fascia alta va dai 500€ in su. Fino ad un paio di anni fa tutto quanto scritto sopra si adattava benissimo ai volanti di entrambe le fasce. Oggi assistiamo a una vera e propria scissione. Per la fascia alta il discorso appena fatto è sempre valido, continua persino a proliferare con soluzioni sempre più innovative. La fascia media al contrario sembra voler abbandonare questi standard, abbagliati dall’evidente profitto maggiore del mercato per consolle. Prova ne è l’ultima produzione di casa Logitech o di casa Trustmaster, tanto per citarne due, anche se quest’ultima almeno non ha smesso di produrre i vecchi modelli, al contrario del taglio netto col passato fatto da Logitech. Per il sim driver che non può o non vuole permettersi un volante di fascia alta, i vecchi modelli prodotti da queste due aziende prese ad esempio sono sempre da riferimento e preferibili al nuovo, che non risponde proprio ai desideri di personalizzazione.

Questa riflessione non è certo una critica, anche se può sembrarlo. Vuole essere invece a sua volta uno spunto per altre nuove riflessioni e pensieri sparsi. Alla luce di tutto ciò, quello che mi chiedo io è: cosa fa il sim driver che non vuole rinunciare alle modifiche? Cambia semplicemente marca o fa il salto verso la fascia alta? E qualunque soluzione scelga di adottare, cosa pensa di questa situazione?